C’è un momento, in ogni percorso professionale, in cui capisci qual è davvero il tuo contributo al mondo. Per me è stato quando ho capito che il corpo non è qualcosa da correggere o da controllare, ma uno strumento di ascolto, di espressione e di cura.
Nel recente incontro all’Hotel Lolli di Sanremo, promosso da Elite Eventi e Formazione insieme a Emmanuel Santoro, Michele Zoani e Simone Zani, ho avuto l’opportunità di affiancare il biologo e musicista Emiliano Toso, offrendo una lettura concreta di come il suono possa entrare con delicatezza nei processi di benessere.
“In un tempo in cui il bisogno di pace è avvertito con forza, credo che un primo passaggio possa nascere dal corpo, prima ancora di raggiungere la mente.”
Quando la musica smette di essere solo ascolto
In quell’occasione ho portato al centro un’idea precisa: la musica non si limita a essere udita, ma può essere attraversata con l’intero corpo.
Dentro la danzamovimentoterapia, questo passaggio diventa decisivo. Il suono accompagna il rilascio delle emozioni, sostiene una percezione più nitida di sé e favorisce una condizione di maggiore equilibrio tra piano psichico e fisico. In questo quadro si inserisce la musica di Emiliano Toso, che nella mia esperienza produce effetti riconoscibili sia nelle pratiche di movimento consapevole sia nei momenti di rilassamento profondo, coinvolgendo persone di età e provenienze sociali diverse.
Due livelli di trasformazione
Il lavoro sul corpo, se sostenuto dalla musica e dal movimento, può incidere concretamente sulla qualità della vita: un aiuto nella gestione dello stress, nel recupero delle energie, nella possibilità di ristabilire un contatto autentico con il proprio mondo emotivo.
Quello che osservo, nell’esperienza maturata sul campo, è un primo cambiamento a livello del sistema nervoso: il passaggio da una condizione di allerta continua a una presenza più distesa e consapevole. A questo si aggiungono altri effetti, tra cui l’allentamento delle tensioni, una fiducia in sé più salda e una creatività che finalmente trova spazio per emergere.
Il valore del gruppo
Accanto al lavoro individuale, tengo molto all’efficacia di queste pratiche nei percorsi condivisi. Nei gruppi entra in gioco l’empatia cinestetica: la capacità di allenare l’ascolto, riconoscere i confini personali e costruire fiducia reciproca attraverso il movimento condiviso.
È un processo che non si affida al giudizio, ma alla presenza.
“Proprio in uno spazio libero da etichette e pressioni, la persona può permettersi di essere vera e lasciare che le proprie qualità trovino finalmente posto.”
In questa cornice, il corpo non è un dettaglio secondario. È la soglia attraverso cui si può iniziare a trasformare il rapporto con sé stessi e con gli altri.
Non solo terapia: educazione, riabilitazione, lavoro
Questo approccio sta trovando spazio crescente nei contesti educativi e in quelli dedicati al sostegno della persona, confermando un’attenzione sempre più forte verso metodi integrati capaci di mettere in dialogo arte e scienza.
La danzamovimentoterapia mostra la sua utilità anche in ambito riabilitativo e nel mondo aziendale, dove può favorire gruppi di lavoro più uniti, una leadership più empatica e relazioni meno segnate dal conflitto.
Un percorso che nasce dall’esperienza
Il mio percorso professionale si inserisce in una Toscana che continua a esprimere esperienze di rilievo nel campo del benessere e delle discipline integrate. La mia formazione riunisce competenze riconosciute nell’ambito APID, nel coaching e nelle discipline olistiche.
A caratterizzare il mio lavoro è soprattutto l’intreccio tra movimento, ascolto del corpo e musica, una combinazione che trova un riferimento particolare nel progetto Translational Music, parte significativa del mio metodo.
Questo orientamento è emerso con chiarezza durante l’intervista all’Hotel Lolli di Sanremo, affiancando Emiliano Toso e ribadendo il valore di un lavoro che passa attraverso il corpo, l’ascolto e la relazione.

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Articolo elaborato a partire dal contributo raccontato da Sbircia la Notizia.