La mia esperienza ne è piena testimonianza!
Sono stata una bambina che ha avuto un grosso senso di inferiorità a causa di un intervento ad una gamba che mi ha lasciato una grande cicatrice e questo mi ha condizionato profondamente, facendomi sentire diversa dagli altri, meno capace, meno brillante, meno attraente. Quello che ho vissuto è stato proprio il non essere mai abbastanza, mai abbastanza efficiente, mai abbastanza bella, mai abbastanza spigliata. Questo ha compromesso il successo scolastico e il confronto con gli altri ha inciso pesantemente creando bassa autostima e scarso senso di autoefficacia.
D’altro canto ha acuito la mia sensibilità ed empatia verso il mondo della disabilità, portandomi naturalmente a scegliere la professione dell’insegnante di sostegno già in tenera età.
La ferita della svalutazione è stata sicuramente quella più forte, ma mi è capitato di vivere più volte anche la ferita del rifiuto all’interno di gruppi perchè mi giudicavo non all’altezza o non mi sentivo in sintonia . Ho sviluppato anche da adolescente una timidezza molto forte che non mi permetteva di far uscire neanche la voce, parlavo poco, non mi esponevo per la paura della critica, del giudizio, di essere allontanata. Sicuramente la paura del conflitto è stata molto dominante e il fatto di sentirmi in un corpo difettato e difettoso altrettanto. Sul piano delle emozioni non riuscivo a vivere in modo sereno l’espressione della rabbia e quindi l’ho tenuta repressa a lungo. Chiaramente questo ha inciso dal punto di vista relazionale perché spesso mi sono ritrovata a non riuscire a mettere confini e alcune persone si approfittavano di questo eccesso di disponibilità.
Nello stesso tempo sono stata sempre una persona molto curiosa, soprattutto di esplorare il mio mondo interno perché il disagio che sentivo forte voleva in qualche modo essere risolto. Ho fatto vari percorsi di psicoterapia, di arteterapia, di danzaterapia, terapia di gruppo, terapia energetica… e quindi ho partecipato a tantissimi corsi di formazione fino a diventare io stessa operatrice e formatrice.
Le persone che mi chiedono una mano hanno ferite emotive profonde che risalgono prevalentemente alla loro infanzia o adolescenza e che sono decisamente condizionanti. Quello che è necessario è proprio il rielaborare queste ferite, il far emergere tutte le credenze svalutanti, tutti i sabotaggi…
Le frasi più frequenti che mi riferiscono sono “non sono degna, non sono abbastanza, non sono meritevole, non sono capace”. Si presenta spesso la paura del giudizio, la paura di perdere l’affetto, la stima, la considerazione dagli altri e il sentirsi come marziani. Tutti faticano ad accettare la propria parte umana, la propria fragilità e pertanto propongo un lavoro che prende in grande considerazione il corpo, perché, sappiamo ormai bene, come ampiamente dimostrato, che le ferite, i traumi, le problematiche di carattere emotivo si sono cristallizzate nel corpo. Le strategie messe in atto permettono un passaggio che non è semplicemente un lasciar andare, ma è proprio un trasmutare, cioè quell’energia pesante del passato diventa nuova vita.
Quella che sento come mia “missione” è restituire dignità, rispetto e valore a ogni persona, offrendo concretamente la possibilità di riconoscere la propria unicità e la propria bellezza, anche attraverso le ferite, i limiti e le imperfezioni. Un percorso che conduce ad abitare pienamente sé stesse, fino a sentirsi complete e autentiche.
Alla base di questa “missione” vi è la ricerca della pace interiore e della gioia che nascono dal sentirsi persone vere, libere di esprimersi senza timore e capaci di vivere la connessione e la condivisione come valori profondi.
Per realizzare questo progetto utilizzo strumenti quali la danzamovimentoterapia, la musica, l’arte, il coaching trasformazionale, esercizi di respirazione e di mindfulness e la metodologia Divine Connection, un approccio che permette di lasciare andare e rielaborare credenze limitanti, vissuti e meccanismi di autosabotaggio in modo rapido ed efficace.